«Non è, con il dovuto rispetto, un posto come l’Iraq o l’Afghanistan, in guerra da decenni… Questa è una città relativamente civilizzata, relativamente europea […]»[1]

 

«Assomigliano a qualsiasi famiglia europea che potrebbe essere il tuo vicino di casa»[2]

 

«Pensate, siamo nel ventunesimo secolo, siamo in una città europea, e si lanciano missili come se fossimo in Iraq o in Afghanistan»[3]

 

«sono europei per cultura. Anche se non si è nell'Unione Europea, si è con una popolazione che è molto vicina, molto vicina»[4]

 

«Sono come noi»[5]

 

 

 

Quella che potete leggere sopra è una selezione di commenti di giornalistз in Europa e negli USA. La guerra scoppiata in Ucraina in questo febbraio 2022 ha messo in moto un sentimento di identificazione con il popolo ucraino “più vicino” e “più simile” a noi che ha però di fatto creato una netta distinzione tra “noi” e gli “altri”, tra persone rifugiate “meritevoli” e quelle non meritevoli.

In questo articolo non si vuole criticare l’accoglienza data alle persone rifugiate ucraine – che è invece segnale, si spera, di un cambiamento verso una politica d’asilo e d’accoglienza umana e dignitosa – ma evidenziare alcune delle molte disparità di trattamento emerse tra i diversi gruppi di persone arrivate prima e durante il conflitto e per sottolineare un esempio positivo, quello delle biblioteche interculturali, che da anni si ingaggiano per l’inclusione e la partecipazione di tutta la popolazione, senza distinzioni.

 

Due corsie

Con l’arrivo delle persone dall’Ucraina la Svizzera ha fatto prova dell’accoglienza, per persone richiedenti d’asilo più rapida e solidale degli ultimi decenni. È infatti stato attivato il permesso S, creato più di 20 anni fa e mai utilizzato fino ad ora, che permette alle persone di trovare protezione in Svizzera, di esercitare da subito un’attività lucrativa, di viaggiare all’estero e ritornare in Svizzera senza bisogno di un’autorizzazione di chiedere un ricongiungimento famigliare immediato e di poter convivere con parenti già residenti in Svizzera[6].

Queste condizioni in materia d’asilo rappresentano un segnale incoraggiante nella politica migratoria Svizzera e dimostrano che quando il volere c’è, il potere segue. Eppure simili condizioni non sono affatto scontate: infatti non rappresentano la realtà per la maggioranza delle persone richiedenti d’asilo arrivate, per esempio, durante la “crisi migratoria” del 2015. Non è neanche la realtà per persone richiedenti d’asilo e rifugiate arrivate negli scorsi mesi e anni ma che hanno un’altra nazionalità.

In data 11.04.2022, a nemmeno 2 mesi dallo scoppio della guerra in Ucraina, la Svizzera ha accolto oltre 28'000 persone. Di queste, più di 24'000 hanno già ottenuto lo statuto S[7].

Arrivare in Svizzera nel 2015-2016 da un paese come l’Afghanistan, l’Eritrea, la Siria o lo Sri Lanka significava aspettare circa 2 anni, spesso di più, per avere una risposta alla propria domanda d’asilo. Nel frattempo non era permesso lavorare, chiedere un ricongiungimento famigliare o uscire dalla Svizzera. Queste regole sono tuttora in vigore per le persone che si trovano nella procedura d’asilo “regolare” e che non sono eleggibili per un permesso S. Famiglie composte da nonnз e nipoti, sorelle e fratelli (maggiorenni) o cuginз, sono state regolarmente separate e attribuite a cantoni diversi, nonostante siano entrate in Svizzera insieme e abbiano deposto una domanda d’asilo allo stesso tempo.

Le persone ammesse a titolo provvisorio (permesso F) non sono autorizzate ad uscire dalla Svizzera e possono chiedere un ricongiungimento famigliare solo dopo 3 anni di permanenza nel paese, se sono indipendenti economicamente.

Molte delle domande respinte creano invece una situazione di limbo: la persona non ha un permesso di soggiorno valido, ma la Svizzera non può rimandare la persona nel paese d’origine perché non ci sono gli accordi. Sono molte le associazioni in Svizzera che da anni denunciano le condizioni di vita disumane di queste persone: giovani e adulti che si ritrovano per anni senza poter lavorare o studiare, soltanto con l’aiuto d’urgenza – qualche franco al giorno – e senza prospettive per il futuro.

Queste sono solo alcune delle disparità di trattamento presenti nell’attuale sistema d’asilo. Da anni molte ONG denunciano le lacune del sistema, la precarietà degli alloggi, dell’accesso al servizio sanitario e al mercato del lavoro (informazioni si possono trovare per esempio visitando i siti web delle seguenti ONG: Solidarité sans frontières, Migrant solidarity Network, Frei Platz Aktion, Droit de Rester, Collettivo R-Esistiamo, Wo Unrecht zu Recht wird, Osservatorio Svizzero sul diritto d’asilo e degli stranieri, ecc.).

 

Solidarietà

Molte associazioni, enti e imprese si sono attivate per sostenere le persone provenienti dall’Ucraina: per esempio compagnie telefoniche offrono chiamate gratuite verso il Paese (per un periodo limitato)[8], compagnie d’assicurazioni sostengono le persone sfollate e chi le aiuta con estensioni di copertura gratuite delle polizze assicurative[9] e le imprese di trasporto permettono di viaggiare gratuitamente sui mezzi pubblici in Svizzera (almeno fino a fine maggio)[10].

Anche la popolazione si è ingaggiata attivamente, con azioni personali e collettive, donazioni e accoglienza di persone in alloggi privati.

Le persone richiedenti d’asilo di altri paesi non hanno invece a disposizione un simile sostegno e non possono, per esempio, abitare in alloggi privati e neanche vivere presso famigliari, amicз o in modo indipendente fino alla chiusura della loro procedura d’asilo (come detto in precedenza, molto più lunga di quella riservata alle persone in arrivo dall’Ucraina).

È così presente un grande rischio di un aumento delle diseguaglianze sociali, facendo sentire più o meno “benvenuti” gruppi di persone di provenienza diversa. Con questo non si vuole sminuire quanto intrapreso a favore delle persone ucraine – una popolazione che sta purtroppo vivendo una guerra drammatica e che va assolutamente accolta nei migliori dei modi possibili. Il sostegno collettivo è essenziale per creare una coesione sociale, ma non dovrebbe essere ristretto a un solo gruppo di persone per il semplice motivo che ci si “identifica” di più in questo che in un altro, o perché “sono come noi”.

 

Accoglienza senza distinzione

Come premesso, questo non è un appunto alla solidarietà mostrata nelle ultime settimane, bensì una riflessione sul sistema di “accoglienza” in vigore ancora oggi per tutte quelle persone che non sono ucraine, e al trattamento ambivalente tra persone rifugiate che “meritano” e quelle che non meritano aiuto. La politica di accoglienza vista nelle ultime settimane per le persone ucraine dovrebbe imperativamente essere applicata a tutte le persone che cercano rifugio in Svizzera.

Anche se, come afferma la consigliera federale Keller-Sutter, “la più parte delle persone [ucraine] sono determinate a ritornare in Ucraina”[11], bisogna ricordarsi che per molte persone, provenienti dall’Ucranina o da altri paesi, la Svizzera è diventata casa, e ci rimarranno per tanti anni o per tutta la vita.

 

Biblioteche interculturali: un luogo per tuttз

Un esempio di accoglienza riuscita, e senza distinzioni, è quella delle biblioteche interculturali: queste si ingaggiano infatti da anni a favore dell’accoglienza, della partecipazione e dell’inclusione di tutte le persone residenti in Svizzera, senza distinzioni tra gruppi. Basti pensare che alcune biblioteche offrono media in più di 150 lingue diverse e organizzano animazioni in molte delle lingue che sono parlate dallз utenti, ingaggiandosi così non solo per l’integrazione delle persone ma anche per la promozione delle loro prime lingue, nonché per lo scambio e la coesione tra persone con percorsi di vita diversi. Anche corsi di lingua locale, corsi per le nuove tecnologie, laboratori di conversazione e tante altre attività sono accessibili a tuttз gratuitamente o a un prezzo simbolico.

È necessario che il settore bibliotecario e scolastico continui su questa strada perché l’accesso all'intera gamma di servizi bibliotecari e informativi, all’educazione e alla vita culturale, è un diritto di ogni persona. Un diritto che deve essere garantito a tuttз, non solo a una parte della popolazione, né tantomeno soltanto a una categoria di persone rifugiate o richiedenti d’asilo.

Una Svizzera postmigrante deve imparare a riconoscere le qualità e la partecipazione di ogni gruppo di persone e di ogni individuo. Deve investire nell’educazione delle giovani generazioni, anche nelle loro lingue e culture familiari. Deve impegnarsi nello scambio e la condivisione tra persone che qui abitano da giorni o da tutta la vita, riconoscendo il valore della diversità, e farne un punto di forza.

 

Non ci può essere una persona più “benvenuta” di un’altra.

 

 

Ilena Spinedi

Co-direttrice Interbiblio

 

 

[1] www.latimes.com/entertainment-arts/tv/story/2022-03-01/russia-ukraine-invasion-trevor-noah-daily-show

[2] www.lorientlejour.com/article/1292283/des-commentaires-racistes-sur-les-refugies-suscitent-un-tolle-au-proche-orient-et-en-afghanistan.html

[3] www.internazionale.it/opinione/patrick-gathara/2022/03/07/guerra-ucraina-razzismo

[4] www.politis.fr/articles/2022/03/bons-refugies-mauvais-migrants-44148/

[5] www.lorientlejour.com/article/1292283/des-commentaires-racistes-sur-les-refugies-suscitent-un-tolle-au-proche-orient-et-en-afghanistan.html

[6] www.sem.admin.ch/sem/it/home/sem/aktuell/ukraine-krieg.html

[7] www.osar.ch/publications/news-et-recits/ukraine-recents-developpements/ukraine-recents-developpements

[8] www.swisscom.ch/de/privatkunden/ukraine.html

[9] www.allianz.ch/it/chi-siamo/impegno/aiuti-ucraina.html#/formrunner

[10] https://news.sbb.ch/it/articolo/110639/informazioni-per-i-viaggiatori-provenienti-dall-ucraina

[11] www.lenouvelliste.ch/monde/ukraine/guerre-en-ukraine-karin-keller-sutter-refute-une-inegalite-de-traitement-des-refugies-1169533

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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